Luoghi d’arte in Africa, Artfactories e Kër Thiossane (version italienne)


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Quaderno d’appunti. Cultura contemporanea a Dakar, Douala, Il Cairo, Teheran, Minsk, Novosibirsk, Vladivostok, Ginevra e Milano. Articoli, racconti, ricerche, interviste, giudizi e idee di Iolanda Pensa. Per informazioni io(at)pensa.it.
© Iolanda Pensa 2004


Luoghi d’arte in Africa, Artfactories e Keur Thiossane

Seminario Internazionale sui luoghi d’arte, per creare un network internazionale e sviluppare un legame tra gli spazi culturali africani. Dakar, 11-13 maggio 2004.

Prendo appunti e li trascrivo mentre si discute. Il vantaggio dei centri multimediali.

12 maggio : presentazioni e gruppi di discussione

Presentazione dei partecipanti. Tra gli organizzatori ci sono Keur Thiossane (su cui avevo un po’ scritto in un articolo), Groupe 30 (ho parlato con Oumar Sall ed è un tipo incredibile. Poveretto, in realtà non dovevo chiedergli molto ma morivo dalla voglia di conoscerlo, giusto per sapere capire un po’ meglio che tipo è : Groupe 30 è formidabile e sono loro che gestiscono Africinfo), Artfactories.

Tra i partecipanti senegalesi ci sono le organizzazioni l’Empire (Anita M’Bow. Si occupano di bambini di strada e cultura), l’Ecole des Sables (hanno uno spazio dove fanno formazione e attività sulla Piccola Costa), Entrepot Huit Facettes (Mor Lyssa Ba e il coordinatore Kan Si), Projet Kaay Fecc (organizzano un festival di danza e promuovono la danza, formazione e diffusione), Deffart (spazio dell’associazione Yaxasse - non so se il nome è giusto - fanno esposizioni, scambi culturali e interessati alla cultura decentralizzata), Centre Culturel Blaise Senghor (hanno carenza di materiali per il suono, le luci, isolamento sonoro, infrastruttura), Cité Capec 38 B (molto giovani, hanno tantissimo spazio e alloggi e sono a Rufisque), Collège Ephémère (qualcosa come Ashran, una casa di produzione musicale e formazione) e Villa Godfried (di Mansour Ciss che ha esposto a Dak’Art e ha anche il progetto di soldi africani Afro).

L’architetto Jean-Charles Tall ha lavorato agli spazi Elton, al centro CACAO, lavora anche con musicisti, sta lavorando su Keur Thiossane. Ha spiegato che non c’è sostegno per i luoghi dell’arte e ha accennato al suo modo di vedere l’architettura come atto sociale e non come oggetto (importanza estetica-etica).

Il giovane antropologo Abdourahman Seck (controllare il nome) ha spiegato che sta facendo uno studio su cosa sta succedendo oggi nello sviluppo degli spazi culturali ora che lo Stato non li sostiene.

Tra i partecipanti internazionali :

GoDown è un centro interdisciplinare di Nairobi rappresentato da Joy Mboya e nato a gennaio 2003 e partito a settembre 2003. Stanno per ora lavorando molto anche sull’organizzazione.

AMAC di Città del Capo è rappresentata da Graham Falken che ha fatto un’ottima presentazione : sembra interessantissima e vorrei capire meglio.

Si è presentata Doual’Art di Douala, Sante Sidi El Houari per , Espace Culturel El Hamra di Tunisi (che promuove soprattutto il teatro, sono basati in un vecchio cinema in centro, sono indipendenti ma anche finanziati dallo Stato) e Le Garage di Alessandria d’Egitto (gesuiti, gestiscono uno spazio per la danza, il teatro).

K@2 è un associazione Lettone di Karosta che dà l’impressione di essere molto interessante e Carl Biorsmark ha fatto una presentazione divertentissima. Centro di scambi e nuovi media di Riga www.rixc.lv.

L’AMI un network che sostiene la produzione musicale innovativa basata a Marsiglia.

Si è anche presentato Bastian Gilbert (controllare il nome) che ha presentato il network www.rcaaq.org.

Si sono presentati anche i responsabili della Ford Foundation del Cairo (Moukhtar Kocache che lavora da solo tre mesi al Cairo ma che ha lavorato molto a New York) e di Nairobi (Robert Burnet che ha vissuto per molti anni in Kenya dove ha diretto un centro d’arte. Ha parlato della mancanza totale di centri d’arte in Africa dell’Est e dell’investimento della fondazione Ford per promuoverne la nascita. Ha spiegato che nell’Africa Orientale i governi hannio ostacolato o sono stati indifferenti allo sviluppo della cultura. La fondazione Ford sostiene che è necessario avere una scena culturale vivace per lo sviluppo e la democrazia).

13 maggio : discussione

In questo momento un responsabile del Ministero della Cultura sta dichiarando l’interesse dei responsabili ufficiali per l’incontro. Merito anche dell’architetto Jean-Charles Tall che ha stimolato una risposta con un’ironia squisita.

Ha parlato anche il responsabile delle attività culturali del Comune di Dakar su l’importanza della partecipazione pubblica al funzionamento degli spazi cultuali ma anche sul bisogno di essere meno dipendenti dallo Stato. Dice che Metissacana ha avuto molti problemi per far funzionare il luogo in modo permanente.

Molto interessante

- l’idea di mettere a disposizione le risorse (spazi, materiali, competenze, interpreti)
- necessità autosostentamento e autofinanziamento anche per garantire la perennità dei luoghi
- non lavorare su progetti (i progetti implicano un inizio e una fine) ma lavorare sui processi. Il risultqto è l’inizio di un nuovo processo (emerso bene nella presentazione del gruppo K@2).

Problema linguistico. Si propone di chiedere il sostegno ai Centri Culturali. Si propone anche di sfruttare l’appoggio dei Centri Culturali Francesi e anche di altri paesi. Il partecipante da Alexandria (Fayez Saad Attallah) propone che ci sia una sintesi anche in arabo.

Mis à jour le dimanche 6 juin 2004